Azioni sul Commercio

1. ANALISI DEL TESSUTO DI RIFERIMENTO

1.1.Il commercio nel panorama europeo
L’analisi del settore commerciale non può limitarsi ad un contesto puramente locale, ma deve
oltrepassare i limiti comunali e confrontarsi con quelle che sono le dinamiche e le tendenze, sia
commerciali che socioeconomiche, regionali, italiane ed europee. Si dovrà essere coerenti con i
cambiamenti attuali, che non dovranno creare pericolose prese di posizione da parte di quelle forme
distributive destinate a scomparire o a subire trasformazioni considerevoli, come ad esempio le forme
di commercio tradizionale, ad oggi a rischio estinzione.
Con riferimento alle tendenze in atto nel campo della distribuzione commerciale al dettaglio
nell’Europa comunitaria, le circostanze delle quali occorre maggiormente tenere conto per valutare le
prospettive future sono costituite dalle seguenti dinamiche:
– il processo d’internazionalizzazione che vede importanti gruppi imprenditoriali di diversi Paesi
cercare al di fuori del proprio Stato di diretta emanazione nuovi mercati di sbocco;
– la realizzazione dell’Unione economica e monetaria (UEM) e, in prospettiva, dell’Unione politica
europea (UPE), che di fatto ha creato i presupposti politico istituzionali per un grande mercato in
cui sia sempre più garantita la libera circolazione delle merci, dei servizi, dei capitali e delle
persone.
Le conseguenze legate all’internazionalizzazione si stanno manifestando anche nel comparto del
commercio al dettaglio. Nello specifico si evidenzia:
– un aumento della domanda per effetto della maggior circolazione delle merci, dei servizi, dei
capitali e delle persone;
– l’introduzione di nuove forme tecniche di distribuzione;
– un aumento delle uniformità nello svolgimento delle varie forme tecniche;
– nuovi rapporti tra industria e distribuzione;
– nuove forme di collaborazione tra imprese anche appartenenti a settori diversi.
Il delinearsi di nuovi assetti di distribuzione pone a rischio la sopravvivenza e lo sviluppo delle imprese
di più piccola dimensione, comprese quelle ubicate nelle regioni più periferiche.
E’ sufficiente questa circostanza per comprendere quanto problematico e incerto si presenti il futuro anche
per molti degli operatori economici che esercitano l’attività commerciale nei Comuni della Sardegna.
D’altro canto non è pensabile di risolvere il problema con l’adozione di norme “protezionistiche” che oltre
ad essere antistoriche sono state di fatto bandite dalla nuova normativa in materia.
In ogni caso, relativamente al processo di trasformazione in atto deve essere notato che, seppure nei centri
dell’interno (quelli più distanti dalle principali correnti di traffico) le modificazioni avverranno più
lentamente, è anche certo che saranno soprattutto i consumatori residenti a determinare l’eventuale
sconfitta di coloro che non sapranno adeguarsi ai mutamenti. D’altro canto, neppure gli operatori delle
città di più grande dimensione possono ritenersi al riparo della sfida competitiva in atto. Quest’ultima può
riservare successi solo a quegli operatori che meglio di altri sapranno investire nell’innovazione
tecnologica, nel marketing e nella ricerca di accordi di cooperazione con altre imprese, le uniche armi che
se organizzate in modo strategico possono consentire importanti e significativi vantaggi competitivi, anche
di fronte ai colossi internazionali della distribuzione commerciale.
Da quanto esposto finora risulta che il ruolo del comparto commerciale al dettaglio, quale settore rifugio
per coloro che non trovano altra occupazione, verrà sempre meno, così come sarà sempre più difficile
ritenere di inserirsi in tale comparto presupponendo, illusoriamente, di conseguire facili guadagni.
1.2. Il contesto di Porto Torres
La vocazione economica del Comune di Porto Torres è stata fortemente influenzata da due fattori
principali: L’industria e il Porto.
Da un lato sono presenti numerose attività e imprese a supporto del polo industriale e del settore della
metalmeccanica, dall’altro abbiamo una grande infrastruttura, quale il porto, che potrebbe trainare un
settore ancora fortemente radicato nella città di Porto Torres, come ad esempio il diportismo, la pesca
(anche sportiva) e la cantieristica navale, quest’ultimo fin ora troppo inespresso.
Le altre attività sono caratterizzate da qualche media distribuzione di vendita (supermercati) e da piccola
distribuzione di vendita, localmente concentrata soprattutto in Corso Vittorio Emanuele e distribuita, in
modo più omogeneo, nel resto della città.
Un altro settore commerciale in via di sviluppo è quello turistico. Intorno ad esso girano le attività tipiche
di una località turistico costiera, ma ancora le ricadute sul sistema socio-economico di Porto Torres non
hanno avuto gli effetti sperati, causa anche un periodo di crisi economica e sanitaria (covid-19).
Certo è che i benefici potrebbero certamente essere maggiori se, soprattutto i privati, riuscissero a cogliere
meglio l’opportunità rappresentata dalla risorsa porto, ambiente e patrimonio storico culturale, che
consentirebbe certamente di potenziare la stagione turistica con la conseguente creazione di nuovi sbocchi
occupazionali. A questa opportunità è strettamente legato il discorso del miglioramento dei servizi e del
ruolo dei privati connesso con lo sviluppo economico dell’area; basti pensare alla possibilità di sviluppare
ulteriormente le azioni per un turismo integrato tra amministrazione ed operatori del settore.
Altro tema fondamentale è rappresentato da una “monocultura” del settore commerciale che crea numerosi
conflitti tra gli operatori del settore. Da prime analisi è emerso che vi è un disequilibrio di attività, costituito
da un numero molto elevato di specifici settori, rispetto alla reale domanda richiesta dal territorio. Questo
fenomeno non permette una corretta stabilità imprenditoriale, ma bensì un continuo arrancamento e un
conseguente ricambio prematuro di alcune attività, con conseguente apertura/chiusura dei locali in tempi
troppo ridotti.
È a partire anche da queste considerazioni che tutte le parti chiamate in causa possono trovare nuove
opportunità per incentivare e migliorare il sistema commerciale ed aumentare così sia la domanda da parte
dei richiedenti che la capacità di essere attrattivi in un settore che diventa sempre più centrale nel sistema
economico locale.
In tale prospettiva la ristrutturazione del settore commerciale non riveste certamente un ruolo secondario;
la razionalizzazione e il riammodernamento del commercio deve quindi costituire una base per una
migliore azione, da parte delle Autorità competenti, per il rispetto delle norme vigenti in materia, per
offrire al cittadino un servizio qualitativamente più valido.
In altri termini, la distribuzione commerciale è un servizio prestato alla collettività, sia pure da operatori
privati, e come tale deve risultare il più produttivo possibile, nel senso economico-sociale più ampio.

 

2. RI-PENSIAMO AL COMMERCIO

2.1. Diversificare l’offerta commerciale
L’incertezza generata dall’epidemia e dalla
transizione della stessa ha modificato la scala di
intervento del commercio. La ripresa delle
attività commerciali deve assolutamente essere
ripensata in relazione alle nuove esigenze
generate dalla città e dai suoi cittadini.
Diventa a questo punto determinante affrontare il
tema delle imprese e del commercio, attraverso
politiche di sviluppo in grado di fornire una
risposta alle nuove necessità. Risulta essenziale e
fondamentale, riflettere su come ed attraverso
quali modalità, le attuali e future imprese
dovranno insediarsi nella Città di Porto Torres.
Infine, risulta indispensabile ragionare sulle varie
tipologie di attività commerciali che riapriranno,
dovendo rispondere alle nuove esigenze generate
dal cambiamento dello stile di vita indotto dalla
pandemia. In relazione allo sviluppo turistico, si
discute frequentemente di tematiche incentrate
sulla “desertificazione” e sul deterioramento
della “qualità dell’ambiente urbano”.
Riguardo appunto il tema di salubrità
dell’ambiente urbano, con l’articolo 31 del Dl
Monti 201/2011 convertito dalla legge 214/2011,
è stato affermato il principio per cui «Secondo la
disciplina dell’Unione Europea e nazionale in
materia di concorrenza, libertà di stabilimento e
libera prestazione di servizi, costituisce principio
generale dell’ordinamento nazionale la libertà di
apertura di nuovi esercizi commerciali sul
territorio senza contingenti, limiti territoriali o
altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli
connessi alla tutela della salute, dei lavoratori,
dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano, e dei
beni culturali.
Ne consegue che una Regione o un Comune,
nell’ambito delle rispettive competenze, può
legittimamente fissare limiti insediativi alle
attività commerciali, ed in genere a quelle
produttive, per evitare possibili danni alla salute,
all’ambiente, al paesaggio ed al patrimonio
storico-artistico individuando aree del territorio
inibite all’insediamento degli impianti. A patto,
però, che i limiti non siano ispirati a criteri di
natura economica
Le seguenti tematiche, secondo la comunità
europea ed il centro studi sulle smart cities,
risultano essere fondamentali affinché si possano
prevenire ed affrontare le problematiche
municipali relative al commercio.
Il cambiamento indotto dai nuovi stili di vita,
supportato dalle nuove esperienze turistiche,
sempre maggiormente orientate alla userexperience,
stanno trasformando alcune realtà in
grandi catalizzatori di flussi. Politiche di
intervento, proposte e progetti relativi alle
tematiche elencate negli ultimi anni, come ad
esempio i Piani commerciali, sono solo alcune
delle proposte che l’amministrazione intenderà
sviluppare. Negli ultimi cinque anni, in Italia,
sono state sempre attuate delle azioni di breve
periodo riguardanti una sola tematica di
intervento sul piano commerciale. Purtroppo,
l’analisi multidisciplinare e trasversale, risulta
essere essenziale affinché si possano creare delle
“best practices” ed attuarle in base alle variabili
relative al commercio nelle città. Attraverso la
pianificazione di medio e lungo periodo,
finalmente, riusciremo ad emergere come singole
unità economiche all’interno della realtà di
riferimento. Non basta semplicemente
intervenire sulla singola attività commerciale, o
aspettare che sia il privato a decidere dove e come
investire il proprio capitale (in questo modo si
rischierebbe di permettere al mercato di generare
offerte commerciali mono-settoriali e poco
funzionali rispetto al contesto socio-economico),
ma vi è bisogno di processi decisionali che
portino all’attuazione di politiche commerciali
responsabili, contestualizzate e coerenti.
Inoltre, la presenza dei vuoti urbani in città
rappresenta una delle cause relative alle
divergenze ed agli squilibri di mercato. La
combinazione di questi due fenomeni, di riflesso,
causa delle divergenze sociali che riducono
fortemente la nascita di una nuova economia
cittadina. L’applicazione di una politica mirata
alla valutazione ed all’osservazione di questi
fenomeni, permetterebbe di poter proporre e
seguire un nuovo modello di sviluppo sostenibile
su tutto il territorio, stabilendo un nuovo ciclo
economico all’interno delle aree a rischio.
La costruzione delle città antiche,
urbanisticamente fondate sui criteri di stabilita
difensiva e commerciali, ci obbliga a doverci
soffermare sulla tematica centrale riguardante
l’economia perduta dei centri abitati.
La rivalutazione dell’economia interna della città
di Porto Torres può essere un mezzo affinchè si
riducano le dinamiche relative allo spopolamento
commerciale, permettendo un ristabilimento
degli usi e tradizioni delle comunità locali.
Le problematiche relative allo spopolamento
risultano essere in connessione con gli
investimenti riguardanti il sistema
infrastrutturale. Secondo lo studio del 2019
dell’ONU (In-Habitat, 2019), relativo al
cambiamento degli stili di vita, nel 2050, l’80%
degli essere umani vivranno all’interno delle
città. Solamente il restante 20% rimarrà in zone
rurali, comportando una drastica diminuzione di
natalità nei luoghi di nascita. Il mercato del
lavoro e le esigenze indotte della società dei
consumi, inevitabilmente, saranno promotori di
una nuova rivoluzione sociale. Quindi, una
proposta di sviluppo sostenibile, potrà facilitare
la creazione nuove attività commerciali e di
nuovi servizi, in grado di catalizzare la nascita di
nuovi posti di lavoro e di nuove figure
professionali.
Quando si discute di commercio, indirettamente
si discute anche delle politiche urbane, e, delle
scelte relative alla disciplina del commercio che
possono, essere promotori di un cambiamento
notevole degli aspetti economici e sociali della
vita nelle città.
Infine, sembra necessaria, l’adozione di politiche
che siano in grado di supportare gli operatori del
settore ed i nuovi imprenditori che decidono di
investire nella città di Porto Torres.
Un altro tema sul quale l’amministrazione
intende puntare è quello delle associazioni di
categoria. Appare evidente, in tutti i contesti
europei, che laddove vi siano organi che
rappresentano una categoria, i meccanismi di
funzionamento e di gestione diventano più solidi
e strutturati. Affinchè si mantenga una salubrità
dell’ambiente commerciale si dovrà mantenere
una corretta gestione, partendo dal presupposto
che gli stessi operatori dovranno raccogliersi e
ragionare non più a compartimenti stagni, ma
come un unico organo decisionale e
organizzativo.

2.3. Il Piano Commerciale come opportunità di sviluppo coeso
La Legge Regionale 18 maggio 2006, n. 5 di “Disciplina generale delle attività commerciali” ha colmato
un vuoto legislativo nel settore commerciale che si registrava da circa 8 anni con l’approvazione del
Decreto legislativo 114/98. La modifica dell’art. 117 della Costituzione ha in effetti impresso
un’accelerazione con il trasferimento di competenze esclusive in materia commerciale rispetto alla
competenza concorrente che derivava dall’art. 4 dello Statuto Speciale della Sardegna. Per quanto riguarda
la fase di programmazione, la legge regionale 05/06 prevede una prima fase di programmazione regionale
mediante l’adozione di criteri di urbanistica commerciale che tendano a:
a) favorire un equilibrato sviluppo delle diverse tipologie distributive;
b) salvaguardare e riqualificare la rete distributiva dei centri urbani, nelle zone interne, rurali e montane,
con particolare riguardo ai centri minori;
c) favorire la crescita di attività commerciali, in particolare di piccole e medie dimensioni, che integrino e
valorizzino la qualità dei comuni, la rivitalizzazione dei centri urbani, la riqualificazione ed il riuso di aree
urbane sottoutilizzate, la loro attrattività, vivibilità e sicurezza, anche attraverso l’integrazione fra attività
commerciali, artigianali, pubblici esercizi e attività ricreative;
d) favorire lo sviluppo del commercio nelle aree di valore storico, archeologico, ambientale e turistico;
e) individuare linee generali per favorire lo sviluppo dei centri commerciali naturali;
f) promuovere progetti di riqualificazione commerciale di aree urbane colpite da processi di
spopolamento.
La programmazione commerciale dovrà quindi tener conto anche dei principi di cui alla deliberazione
della Giunta Regionale n. 55/108 del 29/12/2000: “Adozione degli atti di cui agli articoli 4, 5, comma 1,
11, 12, 13 e 14, D.P.C.M. 6 ottobre 2000 – Intervento sostitutivo nei confronti della Regione Sardegna per
il mancato esercizio delle funzioni amministrative conferite dal Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114,
art. 31, comma 1. Indirizzi provvisori ai Comuni in materia di vendite di fine stagione (art 15, commi 3 e
6, D.Lgs 31 marzo 1998, n. 114) “, pubblicata sul supplemento straordinario n. 2 del B.U.R.A.S. n. 6 del
19 febbraio 2001 e successivamente modificata e integrata con deliberazione G.R. 28 maggio 2003 n.
15/35 e deliberazione G.R. 6 febbraio 2004 n. 4/1. La deliberazione regionale stabilisce, tra le altre cose,
quale dovrà essere il contenuto della programmazione comunale indicando criteri che in alcuni casi sono
vincolanti mentre in altri casi possono essere derogati fermo restando il rispetto dei principi generali
contenuti sia nella legger regionale 05/06 e sia nel decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 114 c.d. Decreto
Bersani. Prima di affrontare gli aspetti programmatici veri e propri si ritiene opportuno fare una premessa
di carattere generale afferente le problematiche e le profonde evoluzioni che il settore distributivo ha
conosciuto nel corso degli ultimi anni.
Attualmente il Comune di Porto Torres dispone di un regolamento per quanto riguarda il commercio su
aree pubbliche, Approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 12 del 09/042019. Il presente
documento si limita all’utilizzo delle attività commerciali sugli spazi all’aperto e sulla viabilità e
parcheggi. In una logica di pianificazione strategica, il regolamento e il Piano commerciale dovranno
operare in maniera coordinata.
Inoltre i due strumenti dovranno sottostare al Piano Urbanistico Comunale, il quale dovrà tener conto delle
necessità anche del settore commerciale.

Le azioni specifiche del Piano Commerciale
Il nuovo Piano Commerciale verrà strutturato nella seguente modalità (le attività elencate a seguire sono
sequenziali):
1. Fase Investigativa:
1 Analisi del tessuto commerciale del Comune di Porto Torres a partire dai dati esistenti negli
sportelli telematici (SUAPE);
2 Predisposizione di una banca dati aggiornata che possa mappare e localizzazione tutte le attività
commerciali presenti, al fine di facilitare la lettura delle dinamiche commerciali nel territorio.
2. Fase Analitica:
1 Elaborazione dei dati al fine di dotarsi di uno screening sullo stato commerciale del territorio;
2 Realizzazione di mappe tematiche che forniranno una situazione a 360 gradi sulla struttura
commerciale e delle relazioni con il suo intorno costruito e con la pianificazione comunale
vigente, esito di operazioni algoritmiche di dati georeferenziati tra le varie componenti del
tessuto urbano.
3. Fase Operativa:
1 Definizione, a partire delle informazioni di cui ai punti 1 e 2, di quelli che saranno gli obiettivi
di carattere generale del Piano, ovvero la tutela delle attività economiche identitarie, la gestione
delle MSV (medie strutture di vendita) e GSV (grandi strutture di vendita) e il rafforzamento
del rapporto di “vicinato” tra le PSV (piccole strutture di vendita) e i residenti. Il Piano ipotizza
inoltre strategie per contrastare l’insediamento di attività commerciali non coerenti con i valori
caratteristici del territorio e di strutture commerciali che possono compromettere la salute
dell’ambiente urbano;
2 Definizione di strategie e azioni specifiche all’interno del tessuto urbano per quanto riguarda
il settore commerciale.
4. Fase Conclusiva:
1 Aggiornamento del Regolamento commerciale contenente le norme suddivise in vari articoli
aventi come scopo quello di definire delle regole sulle buone pratiche commerciali.
*Durante il periodo della prestazione vi sarà un iter partecipativo in cui si raccoglieranno informazioni
degli stakeholder locali